Aerea
Giosetta Fioroni 04/03/2026
Giosetta Fioroni - Il Ramo d'oro
L’opera, ispirata al testo dell’antropologo scozzese James George Frazer, The Golden Bough, dedicato al mito, all’archetipo e alla stratificazione simbolica, si offre come immagine del “passaggio”, della trasformazione e di un ciclo di rinascita. Il ramo diviene così segno di soglia, emblema di un varco da attraversare. Il Ramo d’oro, inteso come simbolo di conoscenza e di accesso a una dimensione dell’esperienza umana, assume valore beneaugurante, promessa di ritorno e di rinnovamento. Non ciò che viene reciso, quanto ciò che continua a germogliare: non un oggetto, ma una condizione. Una soglia dinamica che separa e insieme connette, che tiene in tensione due stati, due tempi, due dimensioni dell’esperienza umana. L’opera di Giosetta Fioroni celebra la continuità della vita, la capacità dell’arte di custodire e rinnovare i simboli, la ciclicità dell’esistenza, in un atto di fiducia e speranza. Il Ramo d’oro è esso stesso chiave e segnale di passaggio; come nel mito, non vale per ciò che è, ma per ciò che rende possibile: l’attraversamento. Sottolinea che la soglia non è mai neutra, richiede attenzione, consapevolezza e disponibilità al cambiamento.
In Giosetta il varco è intimo, silenzioso, affidato a un’immagine che invita a fermarsi. La soglia non conduce altrove in modo definitivo, ma apre a una possibilità interiore, a un passaggio dello sguardo e della coscienza. Alla base vediamo la “casetta”, un oggetto semplice solo in apparenza. In realtà è uno dei simboli più densi per l’artista e funziona su più livelli: è rifugio, uno spazio primario, archetipico, legato all’infanzia, alla memoria affettiva, a un’idea di protezione. Essa ha spesso qualcosa di fragile: non è la casa del potere o dell’architettura, ma la casa interiore, quella che si porta dentro. Allo stesso tempo, però, la casa è anche soglia. È il punto in cui si passa dal fuori al dentro, dal mondo all’intimità, alla possibilità di entrare o uscire, di esporsi o ritirarsi. In Fioroni diventa uno spazio mentale, permeabile, abitato dalla memoria. E’ anche identità: il punto da cui si guarda il mondo e in cui si torna. Nella poetica di Fioroni, segnata dal tempo, dalla storia e dalla memoria collettiva, la casetta è un modo per dire che ogni attraversamento, ogni varco, ha bisogno di un luogo da cui partire.
Qui, in un luogo dedicato al viaggio, l’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, l’opera invita a riconoscere nel movimento fisico anche un percorso simbolico: ogni partenza e ogni ritorno portano con sé una trasformazione. Significa riconoscere allo spazio del viaggio una dimensione ulteriore: non solo infrastruttura, ma luogo simbolico del passaggio umano per eccellenza. L’aeroporto diventa così una moderna porta, una contemporanea “foresta sacra” in cui milioni di destini si incrociano, si sfiorano, si separano e si ritrovano. In questo contesto, il ramo di Giosetta Fioroni appare come segno di orientamento silenzioso, come promessa di senso dentro il movimento incessante.
“La curiosità è l’essenza della cultura” Goffredo Parise
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