Leonardo da Vinci: inaugurata la mostra " 2011-1861, 150 anni dell’Unità d’Italia"
San Giorgio Editrice, in collaborazione con ADR, ha inaugurato la Mostra "2011-1861, 150 anni dell’Unità d’Italia alla Terrazza Roma dell' Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci"
Un progetto di grande valore documentario che, attraverso le pagine del giornale “l’Editore”, tratte dal volume”2011 – 1861”, racconta gli avvenimenti più importanti e significativi, anno dopo anno. La Mostra rivive la Storia dell’Italia negli ultimi 150 anni dalla sua Unità, fatti realmente accaduti e raccontati attraverso articoli di cronaca che toccano la politica, l’imprenditoria, ma anche il quotidiano di tutti coloro che li hanno vissuti: sono pagine attraverso le quali si respira la cultura e l’arte che distinguono il nostro Paese, ma anche i valori e le problematiche che ne hanno contraddistinto l’identità.
La Mostra offre l’opportunità ad ognuno per creare un proprio percorso, rintracciando situazioni, date, notizie, vissute in prima persona o conosciute ed elaborate attraverso la memoria di persone care o ancora, attraverso le pagine dei libri. Un allestimento essenziale e minimalista è stato scelto per creare la giusta cornice a tanta ricchezza e profondità di contenuti. Sono notizie che entrano nel quotidiano delle persone, le raggiungono emotivamente ed è proprio in questo il loro grande potenziale comunicativo. Una mostra che parla “a tutti” e “di tutti”
20 dicembre - 28 febbraio 2012
Lettera dell' On. Giulio Andreotti - Cinquantenario del Leonardo da Vinci
Ricordo ancora con emozione quel 20 agosto del 1960 quando presi in qualità di Ministro della
difesa in consegna dalle mani del ministro dei lavori pubblici l’amico Zaccagnini il nuovo aeroporto intercontinentale di Fiumicino a 25 km da Roma.
Eravamo alla vigilia dell’apertura dei giochi olimpici che per la prima volta nella loro storia venivano svolti in Italia. L’inaugurazione dell’aeroporto intercontinentale e le Olimpiadi di Roma erano la consacrazione del ruolo che la nuova Italia repubblicana aveva raggiunto nel contesto internazionale.
Quel lontano agosto del 1960 era vissuto da tutti noi come il compimento di un quindicennio esaltante fatto di sacrifici, rinunce, lavoro e creatività di un’Italia distrutta dalla guerra che si stava trasformando da paese agricolo in un paese industrializzato diventando anche un protagonista della costruzione di un’Europa fondata sulla pace e sullo sviluppo dopo due guerre che ne avevano stremato lo spirito e la speranza con il proprio bagaglio di morti e di macerie.
Ho ancora viva la memoria di quella carrellata di ricordi che si affastellava nella mente mentre il caro Zaccagnini faceva il discorso inaugurale. La riforma fondiaria con la rottura del latifondo, la cassa del mezzogiorno come strumento per infrastrutturare il territorio meridionale, il piano casa Fanfani, la comunità del carbone e dell’acciaio come anticipazione dei patt idi Roma del 1957 tra Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo e Olanda.
I belligeranti da cento anni e più avevano, in quell’occasione, voltato pagina per un futuro diverso fatto, per l’appunto, di pace e di sviluppo. Fiumicino e le Olimpiadi diventarono così i simboli concreti di una nuova pagina di storia nazionale con il riconoscimento all’Italia di un ruolo fondamentale nella costruzione di un futuro diverso in Europa.
E mentre questi ricordi si rincorrevano nella mente emergeva non solo un ringraziamento ai tanti uomini di Stato, da Konrad Adenauer a Robert Schuman da Jean Monnet a Paul Henri Spaak ma anche un orgoglio, misurato ma forte, per quanto il cattolicesimo politico d’intesa con liberali, repubblicani e socialdemocratici aveva saputo fare in 15 anni, particolarmente in Italia ed in Germania.
Il segno del lavoro di un intero popolo era lì testimoniato dal nuovo aeroporto intercontinentale di Fiumicino verso il quale, secondo un costume antico, pure erano sorte polemiche intorno all’operato del ministro dei Trasporti Togni. Nel prendere la parola dissi che per il governo, ma anche per gli imprenditori e per i sindacati, quella inaugurazione doveva rappresentare, però, un punto di partenza per modernizzare l’intero sistema dei trasporti e naturalmente completare i raccordi su ferro e su gomma tra il nuovo aeroporto e il centro di Roma.
Cosa che avvenne poi anche se con qualche lentezza. A distanza di tanti anni quel ricordo sollecita anche qualche considerazione politica rispetto all’oggi. E’ vero che siamo nati novant’anni fa ma la modernità che postula partiti personali e leaderistici finisce, con il tempo, per erodere le basi democratiche di una intera società così come l’azzeramento di ogni cultura politica apre le porte a partiti personali in cui gli interessi individuali finiscono spesso per prevalere sugli interessi generali.
E la modernità si trasforma in modernismo. E’ anche vero, parafrasando un vecchio aforisma, che i partiti, forse, sono i protagonisti peggiori per una democrazia viva e vitale ma ad oggi nessuno sembra ne abbia inventati altri migliori.
La mia generazione è cresciuta culturalmente e politicamente in una cultura democratica per cui lo Stato non poteva identificarsi mai in una sola persona o nel solo governo.
Quando alcuni anni dopo, infatti, un giornalista mi chiese provocatoriamente cosa mai avrei fatto se avessi avuto tutti i poteri risposi senza esitazione “qualche sciocchezza in più”. La speranza è che le migliori energie politiche e culturali sappiano metter mano ad un riordino istituzionale per una nuova grande stagione democratica per l’Italia e l’augurio sincero è che le Olimpiadi del 2020 possano essere il traino giusto per fare dell’Italia unPaese più moderno, più attrezzato e più coeso.
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