Dalla terra dei venti all’Italia

Lo scirocco e il ghibli sono venti ciclici ma gli eventi no! Anzi spesso mutano la rotta dell’uomo

di Maria Francesca Raiola

Claude Debussy compositore e pianista francese diceva “di non ascoltare i consigli delle persone, ma solo quelli del vento che passa e ci racconta le storie del mondo”. Molte storie di emigrazione iniziano con un viaggio, ed infatti tra la fine dell'800 e gli anni '70 del XX secolo milioni di italiani, alla ricerca di lavoro e di una vita migliore, emigrarono verso lidi lontani. Questo fu il destino di molti siciliani, tra i quali anche la numerosa famiglia del Professor Giuseppe Rallo, autore del libro “I giunchi, lo scirocco, il ghibli “,  che attraversando il mar Mediterraneo approdò in Libia. Quella terra, essendo all’epoca una colonia italiana, offriva grandi opportunità e maggiori soddisfazioni. L’autore di professione medico legale, da sempre appassionato di arte e letteratura, svolge inoltre l’attività di professore aggregato a medicina legale, presso l’Università la Sapienza di Roma.

Di ritorno da un convegno lo abbiamo incontrato in Aeroporto.

 

Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Ho voluto narrare la storia della mia famiglia e di tanta altra gente che in quel periodo lasciava l’Italia in cerca di fortuna raggiungendo altre nazioni. Nel nostro caso la “terra promessa” era la Libia, per cui la storia si svolge tra questi due paesi.

 

Quando e come inizia il suo racconto?

E’ una saga familiare, che ha inizio dall’isola di Favignana, in Sicilia. Il protagonista Giacomo Rallo, Comandante di Vascello, che con la sua nave intraprende una serie di viaggi commerciali tra la Sicilia e la Libia - allora  sotto il dominio dei Turchi - tessendo i suoi interessi ed affari prevalentemente tra i due paesi. Il successo della sua “avventura” lo porterà a intensificare la sua attività e a modificare il suo stile di vita e quello della sua famiglia.

 

Che genere di narrazione percorre?

E’ un saggio biografico romanzato, i fatti narrati sono veri, ricostruiti nel rispetto della famiglia. Non potevo inserire eventi o situazioni non reali, tutto ciò che è descritto nel libro è avvenuto davvero. Nei dialoghi e nella forma romanzata ho dovuto adattare certe situazioni agli ambienti e ai luoghi, ma sempre rispettando la verità storica. Diciamo che a parte pochissime situazioni, tutte le persone citate sono realmente esistite.

 

Quali sono le analogie che accomunano lo studio dell’arte e della letteratura con la sua professione di medico legale?

L’amore per l’arte, la musica e della letteratura è parte di quelle persone che ricercano la verità. La medicina legale è in fondo uno studio di ricerca della verità in tante situazioni, e su tanti fatti giudiziari. Questo rigorismo che il medico legale applica al suo studio è lo stesso rigorismo che l’artista applica nella creazione della letteratura, e nell’arte, poiché essa stessa è ricerca! L’amore per la ricerca va redistribuito, a mio parere in altri ambiti dell’essere e questo non poteva che investire altri ambiti come quello accademico e universitario, legati alla medicina legale.

 

I venti hanno un riferimento preciso nel suo racconto, perché?

Li ho citati perché fanno da cornice alla storia e accompagnano i personaggi nel corso delle loro vicende. Sono due venti lo scirocco e il ghibli molto particolari ed enigmatici e strettamente legati nel bene o nel male, per la loro ciclicità, ai territori descritti nel libro.

 

Lei viaggia spesso in aereo per lavoro, che opinione ha del nostro aeroporto?

Sono cambiati i tempi, oggi ovviamente viviamo una realtà spaziale, utilizziamo dei mezzi, che ci consentono di diminuire sempre di più il tempo per gli spostamenti. Gli aeroporti vengono strutturati sempre meglio, e in particolare trovo il Leonardo da Vinci più all’avanguardia rispetto ad altri. Quando sono in attesa di un volo preferisco passare alcuni momenti in tranquillità, ad esempio, nei bistrot o nei ristoranti, cercando ispirazione e nuovi stimoli o  sostando nelle aree riservate.

 

Durante l’evento di presentazione del suo libro “Africa ed Europa: passato, presente e futuro”, presso il Parlamento Europeo, cosa ho provato di fronte a una tale platea di politici ed intellettuali intervenuti?

Mi hanno onorato sia della loro attenzione e sia del loro sincero interesse verso la mia opera. Ho spiegato che sebbene la Libia e l’Italia siano separate dal Mar Mediterraneo, questa massa d’acqua invece di dividere, unisce i due paesi anche per la storia che li accomuna. Amo tanto l’Italia e passo le vacanze a Favignana, ma penso sempre anche alla Libia, e sono contento che questo mio pensiero sia servito come spunto di dibattito per far rivivere un vissuto che è parte della nostra storia.