“Da Obama a Draghi ad ogni top player il suo oro!”

Storia de La “Retina d’Oro” e dei suoi vent’anni di vita

Di Maria Francesca Raiola

Mauro Rufini premia Dan Peterson e Mario Draghi

 

La Retina d’Oro è un importante riconoscimento sportivo nell’ambito della pallacanestro.

Nato nel 2000, all’interno allora del gruppo UniCredit, dalla passione per questo sport dei due ideatori, Mauro Rufini e Giampiero Caneschi, con lo scopo di rafforzare i valori etici e sportivi di questa disciplina, il premio è una vera è propria rete da pallacanestro bagnata in oro e messa sottovetro.

Il premio ha avuto nel corso degli anni un crescente successo e apprezzati riconoscimenti anche in Euroleague ed NBA, acquisendo prestigio e coinvolgendo altri sponsors. Proprio in occasione dell’imminente uscita del libro “20 anni di Retina d’Oro” abbiamo intervistato l’autore Mauro Rufini, che anticipa in esclusiva per MyAirport alcuni contenuti della sua opera.

Nell’Albo d’Oro del Premio figurano grandi personaggi delle istituzioni, dello sport e campioni nella vita, tra cui: l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Presidente Mario Draghi, entrambi grandi appassionati di basket, avendolo praticato in gioventù. Tra i premiati Giovanni Malagò, presidente del Coni, Luca Pancalli del CIP, Walter Veltroni, Gianni Rivera, Dan Peterson, Dino Meneghin, Dejan Bodiroga, Ettore Messina, Sergio Scariolo, Marco Belinelli, Danilo Gallinari, e tanti altri ancora . Ma anche fondazioni, associazioni, istituzioni che sostengono lo sport e il suo alto valore umano e sociale. Questo libro raccoglie le testimonianze, come sottolinea Rufini dei momenti più belli dei vent’anni della presenza di un’icona sportiva: la Retina d’Oro.

Innanzitutto a quali valori s’ispira il Premio la Retina d’Oro? E cosa l’ha spinta a ideare un premio, divenuto negli anni sempre più ambito e prestigioso?

Il premio nasce nel 2000. All’origine c’è innanzitutto la passione e un amore sconfinato per la palla a spicchi. Si tratta di un impegno e una scommessa vinta, che ha colmato un vuoto nel panorama cestistico nazionale. Volevamo un evento unico nel suo genere, un premio che valorizzasse le forze vive del basket: dare impulso a tutto il movimento, in particolare a quello giovanile, facendo emergere i valori positivi dello sport e della pratica sportiva. Un riconoscimento alla tecnica, ma soprattutto ai valori e alle qualità umane dei premiati. La sfida educativa dello sport ci ha interrogato e provocato non poco. Sentivamo la profonda esigenza di generare attenzione sui temi sociali, aiutando a realizzare progetti d’inclusione come le straordinarie esperienze del basket in carrozzina e il progetto “Il Filo dal Canestro-Basket, Autismo e Disabilità”, con l’obiettivo in questo caso di offrire alle persone con autismo la possibilità di vivere nel gruppo dei coetanei un’esperienza sportiva attraverso il basket. Tutti progetti per uno sport veicolo d’inclusione sociale e di abbattimento delle barriere.

Può anticipare per sommi capi il contenuto del suo libro? E avrà luogo, quest’anno, la Premiazione della Retina d’ Oro?

Il libro avrà un titolo semplice ma efficace “20 anni di Retina d’Oro” e in continuità con quello del Decennale, ripercorrerà la storia e le tappe del premio, i valori, la sua originalità nel panorama dei premi sportivi, ma non solo, perché raccoglierà il pensiero, gli avvenimenti e il contributo di grandi campioni e personalità del mondo del basket e dello sport, insieme al ricordo dei tanti premiati, delle persone e delle istituzioni che ci hanno accompagnato in questa bella avventura con qualche aneddoto e curiosità, oltre ad una breve galleria fotografica. Sarà il nostro personale omaggio a questo magnifico sport, al mondo della palla a spicchi. La nostra intenzione è di fare possibilmente in presenza sia la festa del ventennale, con la presentazione del libro e, inaugurare la mostra fotografica “Caro Basket“ dell’amico e maestro Pino Rampolla, sia la premiazione della “Retina d’Oro 2021” come segnale di speranza anche per il mondo della pallacanestro, pesantemente colpito da questa pandemia. Ma tutto è legato all’evolversi della situazione sanitaria, che come vediamo è ancora molto critica e piena d’incognite.

Tra i premiati della Retina d’Oro vi sono stati ex giocatori di basket divenuti rilevanti personalità come l’ex presidente Obama e il Presidente del Consiglio Mario Draghi; a proposito del nostro Premier può raccontarci qualche aneddoto?

Della premiazione di Draghi, nel dicembre 2009 a Palazzo Koch ho un bellissimo ricordo. La riconoscenza dell’allora Governatore, la nostalgia e l’entusiasmo con cui aveva praticato questo bellissimo sport e le parole che ci consegnò allora, sono attualissime e profetiche, visto il compito che sta svolgendo alla guida del Paese. In quell’occasione ci disse: “Saper fare squadra è la prima virtù, si deve aver volontà di vincere e non si deve temere di gettare il cuore, quando occorre, aldilà dell’ostacolo”. Insegnamenti da coltivare, nello sport come nella vita civile.

Quali categorie del Basket vengono premiate?

Il premio inizialmente prevedeva le sole categorie tecniche (allenatore, giocatore e squadra), alle quali si sono aggiunti praticamente da subito anche i premi speciali, una sorta di “Oscar” del basket; per tutte le altre componenti vitali del mondo del basket, come dirigenti, arbitri, medici sportivi, altre figure societarie,  giornalisti, costituendo nel 2007 alcune sezioni più specifiche come “Comunicazioni e Media” e quella “International”, qualche anno dopo “le Dinastie del basket”, oppure creando premi ad hoc come la “Retina Prestige” al’ ex Presidente degli Stati Uniti Obama o il “Premio unico del Decennale” a Mario Draghi, entrambe personalità di caratura mondiale e appassionate di questo sport.

Sig. Rufini, può raccontarci il suo percorso esistenziale nel Basket? Si sente soddisfatto del percorso umano e professionale finora svolto?

Ho trascorso la mia vita lavorativa per più di quattro decenni nel settore della finanza e delle banche con importanti incarichi professionali e sindacali; ma ho anche un passato, ormai lontano di giocatore e allenatore di pallacanestro. Questo amore per il basket, questa passione mai sopita mi ha spinto a ideare nel 2000 il premio “Retina d’Oro”, un appuntamento che nel corso degli anni ha acquisito sempre più prestigio varcando i confini nazionali per raggiungere prima l’Europa, poi l’America e l’NBA.

Sono orgoglioso e grato del percorso fatto, di questa splendida avventura, e mai avrei immaginato un esito così sorprendente, aver vissuto momenti indimenticabili, incontrato tanti personaggi e ascoltato storie straordinarie di campioni dello sport e campioni nella vita. Rifarei praticamente davvero tutto…

Perché secondo lei la pallacanestro non è considerata in Italia allo stesso livello degli Stati Uniti, patria dell’NBA? Eppure grandi campioni come il compianto Kobe Bryant hanno mosso i primi passi e si sono formati in Italia…

In Italia il calcio la fa da padrone su tutti gli altri sport, questa è la verità. È l’unico sport che viene trasmesso continuamente, che va su tutte le pagine sportive e mediatiche più importanti e cattura tutte le risorse. Il basket è riuscito a essere il primo sport dopo il calcio come popolarità, ora non più, e siamo sempre distanti anni luce. Purtroppo non esiste un sicuro metodo di lavoro e di crescita del basket italiano, manca una vera programmazione, investimenti, una visione del futuro da parte di tutte le componenti di questo mondo. Se ci fosse sarebbe importante anche il presente. Occorrerebbe investire sulla popolarità e la presenza della pallacanestro nelle scuole e nelle università, tutto ciò porterebbe nuovi giovani e giocatori, tifo, atmosfera e prestigio.

Può raccontarci qualche breve episodio avvenuto nel corso degli anni?

Si, c’è un episodio, un momento del percorso che ha fatto il nostro premio che reputo molto significativo per la nostra storia. E’ quando nel settembre del 2018 la Retina d’Oro è arrivata a Ginevra nella sede della FIBA, la Federazione Internazionale del basket per l’incontro e la premiazione ai massimi dirigenti di allora. Dal lato sportivo essere stati accolti e ospitati nella casa mondiale del basket è stato per noi motivo di orgoglio e grande soddisfazione, consapevoli di aver costruito un pezzetto di storia del movimento e aver realizzato qualcosa di unico nel suo genere.

Salutiamo cordialmente Mauro Rufini dandogli appuntamento al prossimo libro.