Aeroporti 2030: previsioni per il futuro

di Francesco Casaccia

 


Il peggio sembra alle spalle. Alfonso Celotto, presidente di Aeroporti 2030, l'associazione che raggruppa gli scali di Roma Fiumicino, Roma Ciampino, Venezia, Treviso, Verona e Brescia, è ottimista sul futuro e lancia un messaggio chiaro: la ripartenza degli scali italiani passa da intermodalità, ambiente, sostenibilità e innovazione. Servono anche regole chiare e definite per evitare che flussi turistici importanti atterrino su altri mercati. Le previsioni indicano uno scenario complessivo di apprezzabile recupero anche se permangono incertezze legate agli sviluppi della guerra in Ucraina. A preoccupare è anche l’effetto sui gestori aeroportuali del rincaro energetico e dell’aumento dei prezzi delle materie prime.

Perché è nata Aeroporti 2030?

L’associazione è nata con lo scopo di garantire un pluralismo rappresentativo che equivale a un elemento di ricchezza e di qualità per il settore. Aeroporti 2030 vuole essere un luogo di confronto, progettazione e stimolo all’attuazione, avvalendosi di un network di esperti delle principali realtà industriali del Paese per lavorare su sinergie complessive e accompagnare il percorso di transizione energetica e digitale del settore aeroportuale.  A nostro avviso, gli scali del futuro devono avere una visione di trasporto intermodale con un’impostazione che privilegi sostenibilità e innovazione.

Dopo 2 anni di crisi nera a causa della pandemia, si comincia ad intravvedere la luce in fondo al tunnel?

Il momento attuale è di grande passaggio. Siamo ottimisti e fiduciosi visto che i dati di febbraio mostrano una ripresa dei volumi di traffico, con un forte miglioramento dei livelli di recupero rispetto ai valori del 2019. Sugli scali rappresentati da Aeroporti 2030 si sono registrati da inizio anno 3,5 milioni di passeggeri, di cui circa 1,9 nel solo mese di febbraio. Il traffico domestico nei primi due mesi del 2022 ha recuperato, rispetto allo stesso periodo del 2019, oltre il 50%, mentre il traffico internazionale ha raggiunto quasi il 40% sui collegamenti UE e il 37% sui collegamenti extra Ue. La crescita del traffico è stata agevolata dall’efficacia della campagna vaccinale in Italia ed in Europa che ha permesso di limitare le restrizioni alla circolazione. In tale contesto, è ora di favorire la ripartenza anche dei flussi intercontinentali.

Come ha chiuso il 2021 per gli aeroporti italiani?

Gli aeroporti italiani hanno chiuso il 2021 con 80,7 milioni di passeggeri e una contrazione del 58,2% sul 2019, ultimo anno non interessato dalla pandemia, quando sono transitati negli scali italiani  193 milioni di passeggeri. Un consuntivo che segna una crescita del 52,4% rispetto al 2020, ma che è stato pur sempre segnato da una profonda crisi, con 113 milioni di passeggeri persi rispetto al 2019.

Le previsioni per la prossima summer sono incoraggianti?

Le previsioni indicano uno scenario complessivo di apprezzabile recupero. La Summer 2021 è stata incoraggiante e la prossima stagione estiva dovrebbe esserlo ancora di più, a condizione di definire regole chiare e certe per evitare che  flussi turistici importanti atterrino su altri mercati e di favorire, come detto, la ripartenza anche dei collegamenti Extra-UE..  

Ora però c’è la crisi Ucraina che potrebbe rallentare la crescita. Con quali impatti?

Le prime conseguenze dirette sui gestori aeroportuali del conflitto tra Russia e Ucraina sono riconducibili alla chiusura dello spazio aereo su tali Paesi, chiusura che ha un impatto diretto sul nostro settore. A titolo esemplificativo, per comprendere la rilevanza di tali collegamenti, ricordiamo che l’Europa nel 2019 aveva oltre 50 milioni di posti in vendita da/per la Russia e l’Italia costituiva il terzo mercato per volumi, con oltre 6 milioni di posti offerti. Oltre all’immediato impatto sui flussi di traffico, la chiusura dello spazio aereo sta costringendo i vettori aerei ad un cambiamento delle rotte (cd re-routering), con conseguente aumento dei tempi di percorrenza, soprattutto per il mercato dell’est asiatico. Desta preoccupazione, inoltre, l’effetto sui gestori aeroportuali del rincaro energetico e dell’aumento dei prezzi delle materie prime in generale.

Le recenti misure adottate dal governo insieme ai primi ristori sono sufficienti per il rilancio del settore?

L’ENAC ha erogato i primi 300 milioni di euro di ristori che rappresentano il 50% dell’importo previsto dal Governo per i danni causati dalla pandemia. Inoltre, sono state rimodulate le regole di viaggio alleggerendo le restrizioni. Si tratta di misure che vanno nella giusta direzione ma restano troppo conservative per un settore che ha accusato flessione dell’80%. E’ comunque un riconoscimento importante del governo che interpretiamo come un incoraggiamento a proseguire sulla strada dello sviluppo.

Quali le strategie per il rilancio del settore?

Intermodalità, ambiente, sostenibilità, innovazione sono le quattro parole d’ordine degli aeroporti nei prossimi 10-20 anni. Le sfide che ci attendono sono incredibili, a cominciare dai nuovi aerei e nuovi carburanti sempre più sostenibili. Ci sono progetti davvero sfidanti nell’integrazione treno-aereo che miglioreranno sensibilmente i collegamenti di passeggeri e merci tra gli scali e le città. E poi c’è il futuro con l’Urban Air Mobility, impensabile fino a qualche anno fa, attraverso la realizzazione di collegamenti veloci, sicuri e sostenibili tra scali e aree metropolitane con piccoli velivoli a decollo verticale.

Il settore può rappresentare un volano per la crescita del Paese?

Certamente. Basta analizzare i dati pre-pandemia del settore che mostrano una crescita superiore al 10% annuo. Il settore aeroportuale può garantire estrema flessibilità non solo sulle destinazioni a lunga percorrenza ma anche nello sviluppo dei city airport. Occorre, però, arrivare in tempi brevi alla realizzazione di una rete integrata di scali  e a un utilizzo intelligente dell’intermodalità.